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Approfondimenti, Mediazione Transculturale

Cittadini stranieri e Pubblico impiego: L’Italia si adegua

I cittadini di Paesi terzi non membri UE potranno accedere ai rapporti di pubblico impiego che non implichino l’esercizio di pubblici poteri.

1505130326_dali0 È iniziato l’iter parlamentare del DDL che adeguerà la normativa italiana sul pubblico impiego agli obblighi comunitari, consentendo l’accesso anche ai lungo-soggiornanti, ai familiari di cittadini italiani o UE, ai rifugiati e titolari di protezione sussidiaria.
Il disegno di “Legge europea 2013” tenterà di cancellare il divieto d’accesso dei cittadini stranieri alla pubblica amministrazione. La normativa italiana si deve adeguare a quella comunitaria, ma a mettere fretta sono soprattutto i procedimenti preliminari di infrazione per “violazione del diritto UE” avviati dalla Commissione europea.
Consulta il disegno di legge 588 (Legge europea 2013) assegnato alla Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato

Che cosa prevede il DDL?
Modifica le “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” (D.Lgs.165/2001) secondo le quali, già oggi, i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea possono accedere ai posti di lavoro presso le Amministrazioni Pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale.
Nel disegno di legge in esame questa possibilità si allarga:
– Ai familiari (non comunitari) di cittadini italiani o UE, che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente
– Ai cittadini stranieri non UE titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (cosiddetta Carta di Soggiorno)
– Ai cittadini stranieri non UE titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria

Il disegno di legge intende dunque adeguare la normativa interna sul pubblico impiego e l’accesso ai concorsi e alle selezioni pubbliche agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea, evitando così il procedimento di infrazione del diritto UE che altrimenti la Commissione europea potrebbe promuovere ai sensi del Trattato UE.
Il disegno di legge non intende invece aprire le porte del pubblico impiego a tutti i cittadini di Stati terzi non membri dell’Unione europea regolarmente soggiornanti in Italia e muniti di un permesso di soggiorno che consenta l’attività lavorativa.

Mediatori culturali e rapporti di Pubblico impiego
Con la nuova legge anche i mediatori culturali, indipendentemente dalla cittadinanza, potranno accedere ai rapporti di lavoro con la Pubblica Amministrazione in quanto esercenti mansioni che non implicano l’esercizio di pubblici poteri.
A questo proposito la giurisprudenza di merito e’ sempre stata orientata a riconoscere il diritto di partecipazione ai concorsi pubblici allo straniero titolare di un permesso che abiliti allo svolgimento di attività lavorativa, in relazione a quegli impieghi che non comportino l’esercizio di pubblici poteri o che attengano alla tutela dell’interesse nazionale, fondando tale diritto sugli obblighi internazionali alla parità di trattamento scaturenti dall’adesione e ratifica alla Convenzione OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) n. 143/1975.
Ci auguriamo che il Parlamento italiano nell’emendare la normativa sul pubblico impiego prenda spunto dall’orientamento “aperto” della giurisprudenza e definisca chiaramente la posizione dei Mediatori Culturali – fondamentali nei servizi pubblici ma con mansioni che non implicano l’esercizio di pubblici poteri – prevedendo l’accesso anche per gli stranieri di Paesi terzi non lungo soggiornanti, ma titolari di un permesso di soggiorno abilitante all’esercizio di attività lavorativa.

Informazioni su Italiena

Mediatrice transculturale di origine camerunese, vive a Roma dal 1992. Studi universitari in Sociologia, è anche consulente e formatrice su tematiche legate all'Intercultura.

Discussione

2 pensieri su “Cittadini stranieri e Pubblico impiego: L’Italia si adegua

  1. Così si può finalmente parlare di un’Italia che si stia preparando per superare il suo radicato provincialismo nel pregiudicare le sue fissazioni e le sue cliché. Forza Italia. Dai che ce la Fai!

    Pubblicato da Gihan | 2 giugno 2013, 23:48
  2. Il problema non sono queste leggi, sono gli italiani che ormai non combattono più. Mai visto nella Storia un popolo che non fa nulla per salvarsi: ci si spegne come un candela, nel buio totale.

    Pubblicato da Dungher | 31 agosto 2013, 01:22

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