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Approfondimenti, Avvisi e selezioni, Salute e Migrazione

Diritto alla salute? magari!

0511120327_healthcare Io mi ricordo, nel lontano 1994/96, degli incontri mensili quasi clandestini con gli operatori sociali e sanitari dei servizi pubblici e del privato sociale; discutevamo dell’art. 32 della Costituzione Italiana. Si tessevano relazioni e si costruiva una rete di “amici” cui inviare i migranti per le visite; per la dermatologia c’era il San Gallicano, per la ginecologia c’era la ASL RmC (ma solo nell’ambulatorio di Via Monza), per il dentista c’era il Vincenziano … poi c’erano la Caritas e la Casa dei Diritti Sociali nei cui ambulatori molti professionisti della sanità pubblica romana prestavano settimanalmente volontariato. Ogni mese sempre più operatori del pubblico aggiungevano il proprio servizio alla “lista di amici”.
La maggior parte dei medici che partecipava alle riunioni aveva a proprio carico una o più denunce per aver curato i migranti irregolari con beni e servizi del Servizio Sanitario Nazionale. All’epoca era un reato! Sentivamo tutta l’ingiustizia della normativa, ed abbiamo lottato.
Nel 1997 la Regione Lazio approvò l’attivazione dei “Livelli uniformi di assistenza per stranieri temporaneamente presenti”. Fu istituito il Codice STP che garantiva per legge l’assistenza sanitaria anche ai migranti irregolari! Che vittoria! Oggi mi emoziono ancora quando ricordo quei momenti.
Nel 1998 l’accesso alle cure dei cittadini stranieri, siano essi regolari o irregolari, fu ampliata a livello nazionale e normata dalla cosiddetta Legge Turco-Napolitano. Ulteriori disposizioni in tema di assistenza sanitaria degli stranieri furono poi spiegate nella circolare del Ministero della Sanità n. 5/2000, tuttora valida a distanza a anni. Né il tempo, né i seguenti governi – destra, centro, sinistra, tecnici – né le successive leggi sull’immigrazione hanno potuto intaccare un principio così fondamentale garantito dalla Costituzione (e dal buon senso): il diritto alla salute per tutti.
Poi c’è stato l’allargamento dell’Unione Europea, e l’istituzione del Codice ENI che garantisce le cure ai comunitari in condizione di disagio sociale qualora privi di assistenza sanitaria. In linea con quel spirito che animò i Padri Costituenti quando scrissero quel lungimirante articolo 32.
Oggi, purtroppo, mi rendo conto che il tempo è il peggior nemico della memoria. C’è una nuova generazione che non capisce i principi umanistici che stanno alla base della normativa, e si attacca ferocemente ai cavilli burocratici per togliere ogni minimo diritto faticosamente conquistato. E poi c’è la crisi economica … parlano di sprechi, di tagli, di razionalizzazione delle spese … io parlo di diritti umani e loro mi guardano come se fossi un’aliena, vabbeh! un’aliena extracomunitaria ma sempre aliena gli sembro … I compagni di lotta di una volta non ci sono più, qualcuno è deceduto, altri sono in pensione, pochi sono rimasti che hanno ancora forza o voglia di lottare per gli “ultimi”.
Sono passati 20 anni e stiamo tornando indietro di 20 anni, ma questa volta senza quella speranza che furono i difensori della tutela del diritto alla salute, quelli agguerriti dei primi anni ’90. Guardo interno a me e vedo pochi alleati, sono amareggiata. Forse è giunta l’ora di tirare la reverenza e battere in ritirata. Ma prima di lasciare vi vorrei ricordare che ogni volta che toccano ai diritti dei più deboli, toccano ai vostri diritti. Iniziano sempre con i senza voce – migranti, senza dimora, derelitti, ecc. – e via via non incontrando ostacoli arriveranno a voi.
Ricordate, e agite prima che sia troppo tardi!

Informazioni su Italiena

Mediatrice transculturale di origine camerunese, vive a Roma dal 1992. Studi universitari in Sociologia, è anche consulente e formatrice su tematiche legate all'Intercultura.

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