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Approfondimenti, Migrazioni, Normativa, Salute e Migrazione

Il diritto alla salute dei minori figli di stranieri irregolari in Italia

Sono circa un milione i minori stranieri che vivono in maniera regolare nel nostro Paese, oltre la metà dei quali nati in Italia pari al 14% del totale dei nuovi nati. Più difficile sapere quanti siano i minori irregolari: secondo diverse stime si tratta di alcune decine di migliaia di bambini (compresi i piccoli rom che pur essendo comunitari non godono spesso di una adeguata tutela sanitaria), un piccolo esercito di “invisibili”, che non hanno pieno riconoscimento di alcuni diritti, premessa perché possano crescere sereni e perché si possano porre le basi per una convivenza civile.


Attualmente i figli di stranieri irregolari possono accedere alle strutture sanitarie solo per prestazioni urgenti ed essenziali, come le vaccinazioni o per patologie che, se non curate, provocano danni permanenti. Ciò perché non hanno diritto all’assistenza del pediatra di famiglia, il che significa che manca la continuità delle cure e la prevenzione contrariamente a quanto previsto dall’art. 24 della convenzione di New York (diritto del minore al miglior stato di salute possibile) e dall’art. 2 della Costituzione (diritto fondamentale dell’individuo).

I diritti fondamentali riconosciuti ai minori stranieri
La normativa italiana riconosce una serie di diritti fondamentali ai minori stranieri, indipendentemente dalla loro condizione di regolarità e quindi a prescindere dal possesso di un permesso di soggiorno (per i minori extracomunitari) o dall’iscrizione nell’elenco dei residenti (minori comunitari).
Tra essi ricordiamo:
– Il diritto alla difesa (artt. 24 -113 Cost. – art. 2 TU 286/98)
– Il diritto di asilo (art. 10, co. 3 Cost. – Conv. Ginevra del 1951)
– Il diritto alla non discriminazione (art. 3 Cost. – art. 2 Conv. New York artt. 43/44 T.U. 286/98)
-Il diritto all’unità familiare (artt.29-30 Cost. – art.8 CEDU – art.9-10 Conv. New York – artt.28/30 T.U. 286 )
– Il diritto all’istruzione (art.34 Cost. – art.38, co. 1 T.U. – art. 45 regol.: diritto allo studio indipendentemente dal possesso di permesso di soggiorno)
– Il diritto alla salute (art.32 Cost. – artt.34/35 T.U.)
Risultano rilevanti anche i seguenti principi:
· il principio di parità di trattamento tra minore straniero e minore italiano (Corte cost. 30.11.1989 n.536 e Corte cost. 1-8.7.1986 n.199)
· il principio di piena equiparazione del minore regolarmente inserito nella famiglia al minore affidato o adottato o sottoposto a tutela (art. 29 T.U. – Corte cost. n.198/2003)
· il principio del superiore interesse del fanciullo (art.3 Convenzione New York 1989 (ratif. legge 176/91); l’art.28, co.3, T.U. d.lgs. 286/98, infatti, stabilisce che “In tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all’unità familiare e riguardanti i minori deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo”.

L’assistenza sanitaria ai cittadini stranieri in Italia
In linea di massima il cittadino straniero ha gli stessi diritti e doveri di un cittadino italiano e si può iscrivere al SSN se cittadino comunitario stabilmente soggiornante, e qualora sia in possesso di un permesso di soggiorno di durata superiore ai tre mesi se cittadino non comunitario.
La condizione di irregolarità relativamente al soggiorno sul territorio nazionale non limita l’accesso alle strutture sanitarie: lo straniero può comunque usufruire delle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o in ogni modo essenziali, ancorché continuative, per malattie e infortuni e dei programmi di medicina preventiva utilizzando il codice STP od il codice ENI.
Attualmente l’erogazione di prestazioni sanitarie per gli stranieri in Italia è disciplinata dalla Legge n. 40/98 confluita nel D.Lgs. n. 286/98 cui ha fatto seguito il DPR n. 394/99. Successive chiarificazioni sono state date nella Circolare n. 5 del Ministero della Sanità del 24 marzo 2000. Né la successiva Legge n. 189/20025 né il cosiddetto “Pacchetto sicurezza“ hanno apportato modifiche in merito all’assistenza sanitaria.
Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria ai cittadini comunitari, l’Italia con D.Lgs. 30/2007 ha recepito la direttiva comunitaria 38/2004 che apporta sostanziali novità all’assistenza sanitaria a cittadini comunitari e Paesi CEE; Successive chiarificazioni ministeriali (circolari 13/02/2007 e 03/07/2007 del Ministero salute, e circolare 19/02/2008 del Ministero Interno) hanno dato indicazioni alle regioni per l’applicazione del diritto alla salute dei comunitari presenti in Italia.
Rispetto alle modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria di base, il DPR n. 394/99, ha delegato alle regioni italiane l’organizzazione dei servizi sanitari, ovvero la definizione di chi e dove fornire l’assistenza sanitaria:
“le regioni individuano le modalità più opportune per garantire le cure essenziali e continuative, che possono essere erogate nell’ambito delle strutture della medicina del territorio o nei presidi sanitari accreditati, strutture in forma poliambulatoriale od ospedaliera, eventualmente in collaborazione con organismi di volontariato aventi esperienza specifica. Tali ipotesi organizzative, in quanto funzionanti come strutture di primo livello, dovranno comunque prevedere l’accesso diretto senza prenotazione né impegnativa”.
Tuttavia in una ricerca del 2008 l’Osservatorio Epidemiologico sulle Diseguaglianze/ARS Marche rilevava che, nella maggior parte delle regioni, i bambini figli di immigrati irregolari avevano accesso soltanto agli ambulatori STP (pubblici, convenzionati, privati) presso cui era presente personale medico che svolgeva le funzioni di medico di medicina generale per gli adulti. Dall’indagine emergeva anche che solamente 4 Regioni si erano “preoccupate” di dare indicazioni su l’accesso alla pediatria di base: Friuli Venezia Giulia, Umbria, Toscana, e P.A. di Trento prevedevano l’accesso dei minori irregolari anche all’assistenza pediatrica fornita dai PLS.

L’assistenza sanitaria ai minori figli di stranieri irregolari
La tutela della salute del minore dipende sensibilmente dalla posizione giuridica dei genitori. Così, se uno dei genitori ha un regolare permesso di soggiorno che dà titolo all’assicurazione obbligatoria contro la malattia, o risulta residente e svolge un’attività lavorativa, può iscriversi al Servizio sanitario nazionale e può accedere alle prestazioni da esso erogate. La normativa vigente stabilisce anche i criteri di iscrizione a richiesta al SSN (facoltativa, volontaria) per quegli stranieri non assicurati a titolo obbligatorio. L’iscrizione al SSN dà diritto, tra l’altro, anche all’assistenza pediatrica gratuita per i minori di 14 anni.
Gli immigrati con codice STP ed i comunitari con codice ENI hanno diritto alle sole cure essenziali e continuative, non è prevista l’assistenza da parte del medico di medicina generale.
Rispetto all’assistenza pediatrica, i figli degli stranieri irregolari hanno diritto di assistenza presso i consultori familiari/pediatrici, i servizi di pronto soccorso, gli ospedali e gli ambulatori territoriali per prestazioni urgenti, ma non hanno diritto al pediatra di famiglia cioè alla continuità delle cure. Si tratta di una limitazione del diritto alla salute del minore irregolare che si trova chiaramente in contrasto con la Convenzione sui diritti del fanciullo, che stabilisce che tutti i minori, senza discriminazioni, devono avere accesso all’assistenza sanitaria. Inoltre il Parlamento Europeo ha invitato gli Stati membri, con la Risoluzione A7-0032/2011 dell’8 febbraio 2011, “ad assicurare che i gruppi più vulnerabili, compresi i migranti sprovvisti di documenti, abbiano diritto e possano di fatto beneficiare della parità di accesso al sistema sanitario” (punto 5) e “a garantire che tutte le donne in gravidanza e i bambini, indipendentemente dal loro status, abbiano diritto alla protezione sociale quale definita nella loro legislazione nazionale, e di fatto la ricevano” (punto 22).

Ad Aprile 2011 la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) hanno avanzato in un documento congiunto la proposta di estendere le prestazioni sanitarie del SSN, del Pediatra di Famiglia e del Medico di Medicina generale a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale. Ciò in quanto i minori stranieri, anche se entrati clandestinamente in Italia, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ove è peraltro affermato che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente in conto il “superiore interesse del minore”.
A Giugno 2011 il Tavolo tecnico interregionale “Immigrati e Servizi Sanitari” che opera in seno al Coordinamento della Commissione Salute ha approvato il documento “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane”. Nella guida si raccomanda l’estensione, a tutti i minori presenti sul territorio nazionale, del diritto di iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

D’altra parte alcune regioni italiane hanno già fatto da apripista estendendo l’assistenza del pediatra di famiglia anche ai bambini i cui genitori non sono in regola con le norme sull’ingresso ed il soggiorno sul territorio nazionale:
– Nella Regione Puglia tutti i minori presenti sul territorio regionale sono di diritto iscritti al SSR. Inoltre hanno diritto all’iscrizione temporanea al SSR i minori soggiornanti in Puglia nell’ambito dei Programmi solidaristici di accoglienza temporanea.
– Nella Regione Toscana i minori stranieri presenti sul territorio, indipendentemente dal possesso del permesso di soggiorno, previa presentazione di un legale certificato di nascita, si iscrivono annualmente al SSR con possibilità di rinnovo, fatti salvi i casi di permesso di soggiorno per i quali la normativa non consente l’iscrizione al SSR.
– Anche la Regione Marche estende a tutti i minori stranieri presenti sul territorio regionale il diritto all’iscrizione obbligatoria al SSR, a prescindere dal possesso del permesso di soggiorno. In Umbria e in Emilia Romagna l’assistenza medica e pediatrica di base è estesa anche agli stranieri titolari di codice STP e codice ENI attraverso i MMG e PLS convenzionati.
– Nel Friuli Venezia Giulia, i minori di anni 14 figli di stranieri irregolari hanno diritto all’assistenza primaria pediatrica tramite codice STP o codice ENI; possono usufruire delle visite ambulatoriali e domiciliari effettuate da PLS del SSR.

Raccomandazioni
Il profilo di salute dei minori stranieri è condizionato da molteplici fattori ed eventi, che possiamo definire “determinanti sociali”, che li interessano congiuntamente ai loro genitori o che sono specifici della loro condizione di minori. Possiamo citare tra gli altri la possibilità di avvenuta esposizione nel paese di provenienza a eventuali specifici fattori di rischio (ambientali, microbiologici, culturali e/o comportamentali); il percorso migratorio, a volte particolarmente logorante sul piano fisico e psicologico; al momento dell’arrivo nel paese ospite, la capacita di accoglienza della società – condizionata dallo status giuridico – e il grado di accessibilità e fruibilità dei servizi socio-assistenziali. L’essere soli, ricongiunti in rapporto all’età, nati in Italia, adottati o figli di irregolari condizionerà significativamente il loro profilo di salute e le possibilità di intervento.
In linea con quanto affermato nel Rapporto 2012 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia riteniamo che un approccio pluridimensionale alla promozione della salute dei minori immigrati non può quindi ignorare da una parte politiche attive di inclusione sociale, dall’altra l’elemento della “permeabilità” dei servizi, come questioni determinanti per garantire percorsi di tutela sanitaria specifici nell’ambito di una più generale funzione di advocacy e di contrasto alle diseguaglianze.
È opportuno tutelare il diritto alla salute di tutti i minori e garantire le prestazioni del SSN, del pediatra e medico di base a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale in osservanza all’art. 24 della Convenzione di New York (diritto del minore al miglior stato di salute possibile) e l’art. 2 della Costituzione italiana (diritti fondamentali dell’individuo).

Pertanto sarebbe auspicabile:
– Che il Ministero della Salute dia indicazioni alle Regioni affinché sia garantita l’assistenza pediatrica di base a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, a prescindere dalla condizione giuridica
– Che tutte le Regioni italiane prevedano l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Regionale, o quanto meno garantiscano il Pediatria di Libera Scelta e il Medico di Medicina Generale ai minori figli di stranieri irregolari presenti sul territorio regionale.

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Informazioni su Italiena

Mediatrice transculturale di origine camerunese, vive a Roma dal 1992. Studi universitari in Sociologia, è anche consulente e formatrice su tematiche legate all'Intercultura.

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