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Attualità, Migrazioni, Società e Politica

Presidenziali francesi 2012: perché la vittoria di Hollande fa consenso in Africa?

Perché gli africani hanno voluto far sentire la loro voce in una campagna elettorale che non li riguardava, se non da lontano? Il cuore degli africani batte a sinistra? Come mai questo rigetto sistematico del “sarkozismo” a Casablanca, Tunisi, Dakar, Abidjan, Yaoundé, ecc… ma anche nei paesi occidentali dove la diaspora africana ha fatto sentire la propria voce attraverso i social network?

Il fenomeno non è nuovo nelle ex-colonie francesi. Gli africani non sono mai rimasti indifferenti a quanto accade nel paese dei “nostri antenati i Gallesi” – espressione sarcastica tuttora usata dai giovani africani memori dell’epoca coloniale in cui si studiava su testi editi in Francia e il libro di storia iniziava così: nell’antichità il nostro paese si chiamava La Gallia, e i suoi abitanti I Gallesi – specie se si tratta dell’elezione presidenziale.

La Francia è il principale partner economico, il primo finanziatore nonché padrino diplomatico dei paesi della cosiddetta Africa francofona. Inoltre l’esagono – così viene comunemente chiamato per via della forma geografica del paese – ha molti interessi economici sul continente africano, attraverso le sue numerose imprese pubbliche e private.

Il ricorrente dibattito su immigrazione e “Françafrique” durante la campagna presidenziale ha suscitato l’interesse sui rapporti che il nuovo presidente eletto intende intrattenere con l’Africa. E dal Maghreb all’Africa subsahariana la maggioranza dei “voti” è stata per François Hollande, sulla base del programma, delle promesse e delle prese di posizioni rispetto al continente.

Anche se si rimprovera al neo-presidente francese la sua scarsa conoscenza dell’Africa, bisogna osservare che hanno giocato a sfavore di Nicolas Sarkozy proprio il perpetuarsi della “Françafrique” – termine che viene percepito da molti come prolungamento del colonialismo francese in Africa – nonché la sua estremizzazione durante la campagna del secondo turno, per pescare nell’elettorale del Fronte Nazionale. I dirigenti africani invece si sono posizionati “pro o contro” Sarkozy in funzione dei legami personali o reti d’amicizia con il presidente uscente.

Tuttavia gli africani non sono ingenui, e nel rigettare Sarkozy non hanno accordato una cieca fiducia a Hollande. Sono in molti a ragionare come questo ragazzo avoriano residente a Roma “Hollande rappresenta il male minore”, oppure come pensa la maggioranza del continente africano in questa sera del 6 Maggio “blanc bonnet, bonnet blanc” – ossia sono tutti uguali. Insomma indipendentemente da chi sia l’inquilino dell’Eliseo, la Françafrique sopravvivrà! Perché nessun presidente francese farà correre ai suoi elettori il rischio di rincari per aver rinunciato al petrolio del Gabon, al fosfato del Togo, al Coltan del Congo, all’uranio del Niger o alla bauxite della Guinea. Solo per citare alcuni esempi.

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Informazioni su Italiena

Mediatrice transculturale di origine camerunese, vive a Roma dal 1992. Studi universitari in Sociologia, è anche consulente e formatrice su tematiche legate all'Intercultura.

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